Il cinema durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale

Durante i due conflitti mondiali, il cinema smette di essere un semplice intrattenimento popolare e si trasforma in una delle armi psicologiche più potenti a disposizione degli Stati.

Governi e dittature comprendono che lo schermo può muovere le masse, giustificare i sacrifici della guerra e distruggere moralmente il nemico.

Il modo in cui questo accade cambia profondamente tra il primo e il secondo conflitto, seguendo l’evoluzione della tecnologia e dei linguaggi della comunicazione.

Quando scoppia la Grande Guerra, il cinema è ancora muto e relativamente giovane, ma ha già un pubblico immenso. È in questo periodo che i governi creano i primi veri uffici di censura e produzione cinematografica statale. Per la prima volta, i cittadini a casa possono vedere la guerra. Tuttavia, le immagini sono strettamente controllate. Non si mostrano mai i cadaveri dei propri soldati, ma solo truppe sorridenti, avanzate eroiche e il nemico catturato o in fuga. Nel 1916, il governo britannico produce The Battle of the Somme. Fu un successo clamoroso (visto da circa 20 milioni di persone in patria): mostrava per la prima volta la dura realtà delle trincee, pur alternando scene reali a ricostruzioni girate in totale sicurezza lontano dai combattimenti. Nei film di finzione alleati (soprattutto inglesi e, più tardi, americani), i soldati tedeschi vengono dipinti come barbari spietati (i cosiddetti “Unni”), gettando le basi per i futuri stereotipi bellici.

Con l’avvento del sonoro e lo sviluppo di tecniche di montaggio sofisticate, il cinema degli anni ’40 diventa uno strumento di persuasione di massa centralizzato e scientifico. Ogni grande potenza mobilita la propria industria cinematografica.